Intervista ad Anita Blond


Per gli appassionati del porno Anita Blond è una stella di prima grandezza, ammirata per la perfezione del suo corpo e per la bravura nelle performance erotiche. Le sue prime apparizioni, alla metà degli anni Novanta, hanno avuto l’effetto di una bomba: non si era mai vista una ragazza così bella, giovane e assolutamente - allora - non ritoccata...



E' diventata subito la beniamina dei numerosi cultori di questo genere cinematografico assumendo un nomignolo – “La Dea” – che la dice lunga sul tipo di rapporto che la lega al suo pubblico.
Da alcuni anni ha chiuso con il cinema a luci rosse e si limita alle esibizioni dal vivo ma lo stuolo degli ammiratori, nonostante la sua assenza dal video, non è affatto diminuito. Lo testimonia la folla che, in un noto locale di Vicenza, attende che Anita salga sul palco per il suo spettacolo a luci incandescenti.
Nel divanetto che le è stato riservato, tra una foto e l’altra richiesta dai fans, risponde alle nostre domande.

Scopriamo intanto che Anita Blond non è bionda.
Infatti, sono bruna.
E come mai “Blond”?
È un nome d’arte che mi hanno dato all’inizio della carriera per distinguermi dalla mia amica Anita Dark. Ma vuoi sapere qual è la cosa curiosa?
Quale?
Che lei è bionda. Si sono divertiti a invertire i nomi con il colore dei capelli. Hanno giocato sul carattere, il suo più tenebroso, il mio invece più allegro.
Siete tutte e due ungheresi.
Esatto.
Di dove, precisamente.
Budapest, Budapest centro.
Tu sei rimasta in Italia, mentre lei…
Lei vive a Orlando in Florida. Fa la modella.
Certo che eravate una bella coppia.
Acqua passata.

Quando hai deciso di smettere con il cinema porno?
Nel 2001. Ho cominciato che ero appena maggiorenne e ho girato quasi cento film. Poi ho deciso di smettere.
Come mai?
Perché non sono né un animale, né una macchina. Dopo un po’ ci si stufa.
Uno direbbe che di un lavoro del genere non ci si stanca mai.
E invece non è così. È un lavoro come gli altri e, come tutti i lavori, costa fatica.
Però un po’ anche ci si diverte.
Tu sei di quelli che credono che tutti i gemiti che si sentono nei film siano veri.
E invece?
E invece no.
Come sarebbe a dire?
Sarebbe a dire che siamo attori e quindi fingiamo, almeno a noi donne è permesso.
Anche quando sei impegnata nelle performance?
Nelle cosa?
Insomma, in quei momenti lì.
Vuoi dire quando facciamo sesso?
Esatto.
E quanto ci vuole? Parla chiaro!
Va bene, ma non hai risposto alla mia domanda.
Cosa credi, che sia possibile restare concentrati quando ti spostano di qua e di là per trovare la luce giusta, quando ti interrompono e poi devi ricominciare?
Quindi i rantoli i sospiri, tutto finto?
Te l’ho detto, sono un’attrice.
E gli uomini, come fanno?
Questo devi chiederlo a loro.
Ti rendi conto che così crolla il mito di Anita Blond calda e insaziabile?
Sono calda e insaziabile quando e con chi voglio io. Sotto i riflettori mi è successo poche volte.


Hai un fidanzato?
Certo, è di Firenze.
E con lui come va?
Benissimo, ma a te non deve importare.
Ti segue quando fai gli spettacoli?
No, mi aspetta a casa. È un bravo ragazzo.
Che tipo di esibizioni fai, adesso?
Uno strip molto soft. Non sono di quelle che si infilano di tutto. Gioco un po’ con qualche ragazzo che sale sul palco ma è tutto molto tranquillo.
Non ha paura che a qualcuno gli prenda la mano?
No, so come tenerli a bada. Anche loro sono dei bravi ragazzi.
Nessuna nostalgia di quando eri la regina del cinema erotico?
Nessuna.
Cosa ne pensi della situazione del porno, oggi?
Ci sono tanti soldi ma poca fantasia. Non si riesce a creare delle storie e ci si concentra solo sulle performance.


Per una ex pornostar è possibile riciclarsi?
Certo, ho già lavorato per la televisione “normale”.
Come sarebbe a dire?
Ho fatto alcune puntate di “Markette” con Piero Chiambretti che sono diventate un cult su internet. Poi ho avuto una parte in “Vita da paparazzo”, una fiction su Canale 5. Fra qualche settimana, poi, girerò uno spot per una ditta importante.
Quindi ti vedremo solo nella parte di brava ragazza.
Esatto.
E con il porno hai chiuso.
Ma questo non me l’hai già chiesto?
Si. È che mi dispiace.
Fattene una ragione.
Possiamo fare una foto insieme?
Solo una foto? Non vuoi fare qualcos’altro?
Dici sul serio?
No, scherzo. Ciao.


Berto Cattapani,
Corriere Vicentino, febbraio 2010

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